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da: Giuliano Galletta, la camera
melodrammatica, Martini & Ronchetti, Genova
2006 |
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Raffaele Perrotta DIALOGHI DI SEGNI TRA SEGNI ALL’INSAPUTA DEL
SEGNO SOVRANO
un altro Giuliano, un altro secolo:
l’inappagabile tentativo della misura che paga … aprirsi di porta,
ecce Giuliano – concretizzato a un punto il portare alla eterodossia la
grammatica déi linguaggi; il tramaglio degli onnipresenti segni e margini di
universi, vi si accade diuturnamente: in natura
l’ente tutto, e in cultura l’ente uomo, soprattutto se artista œ filosofo;
segni ovvero scritture, un macrosegno complesso e aldilà déi codici, insumma radicalizzazione della gramma]to]logia. per-fortuna il per-formatore
dal venire da segni sgrammaticati «segno» è profeta del venire a segni con-fusione
«segno» ¬ ¿lo spirito della musica, quale musica d’av-venire, ‘adattato’
allo spirito della musa, quale musa a(v)-venire in passi di danza fuori di
figura da precettistica retorica? ¬; non sappiasi metateatro contenitore. e qui, ancóra
e sempre, musica del corpo e musica dell’ anima ¬ spirito ¬, sí che, anche per amore filiale del Nostro, si legittimi
il «Ritratto dell’artista da pugile, 1945-1995». ordinando il disordine
perché non regnino in civitas proporzioni fittizie,
equilibri insani – ragionevolmente da “ragione]ratio]”, Die
»Vernunft« in der Sprache: o was für eine alte betrügerische Weibsperson! Ich fürchte, wir werden Gott
nicht los, weil wir noch
an die Grammatik glauben... (alle frontiere delle lingue il verbale non intende ragioni di radici,
in guisa verbale inesistente l’essere dell’essere ¬ che vi sía spartiacque fra referenza e referente è acquisito da
sapere elementare [non suona piú problema nemmeno a
mente di studente cocienzioso nel preparare la
lezione che non richiede granché di voli ¬ ¬ ¬ ‘estetica’ non “esteticismo”]
¬: si lasci che si eserciti manodopera in possibile capodopera
scompaginando le pagine della Convenzione grammaticale pretendente discorso
di logica universa secondo genere scelto). lo
stile, quando è stile, è ¬ lo ¬ stile. e se si narra, è per segni ¬ non
meglio precisati ¬. verso la soglia di una fattibilità esprimibile di
discorso. «ALMANACCO DI UN ALTRO ANNO», oltreromanzo
dopo Joyce semplice:Ulysses
dopo Joyce composto:Finnegans
Wake, romanzo-visivamente segno plurale, il merito cosí è dato a questo «ALMANACCO DI UN ALTRO ANNO», oltreromanzo romanzo-visivamente segno plurale nel dire
‘Dire’ espressamente e della ‘Forma’ [che] forma il corpus spezzato della
sintassi ¬ l’ordinamento in chiave di grammaticalità
¬; ¬ v. altro ‘romanzo’, sui generis, ‘de’-genere: steliomaria
martini «NEUROSENTIMENTAL» ¬ – piú long poem e piú avventurosamente
scrittura. letteratura-romanzo, poema epico, i se e i ma, con il re truccato,
¿la rivoluzione avrebbe presa altra piega con altri martirî? Realtà/Finzione,
¿la linea di demarcazione? non è finita: l’arte a confrontarsi con natura e
storia. laureato poeta prosatore di taglio saggistico ¬ gli studi di
economia politica non sono studi antropologici di antropologia antropologica ¬,
non dargli addosso: invece, se ne otterrà lettura di significazione opposta a
un generico richiamo alla umanità-uomo, e la cui aura avrà del cromatismo
oscuro. si stampa tesi in cure di grande estate importantissima, scrittore è
colui che scrive ‘ascolto di logista’;
l’etimologista e Universitas; salvaguardia la
comunità di destino e non è statolatria perché custode dell’esserci déi
molti; nazione e patria differiscono; l’Eros aldilà del neutro; non è mai
troppo per una metafora schietta essere regola di spazio retorico;
proposizione e non giudizio; in prassi, in attività il Consiglio déi Saggi¬ ¬Sapienti, verificare
i Mille con eventuale integrazione di qualche unità di forza-forma legata ai
sani princípi delle guardie di Stato; e non basto a
me stesso trincerandomi in pur temenos eletto a mia
dimensione, ché il Terrore può essere qui o là ¬ comunque qui o là ¬; la
storia di un altro che è la storia mia (o come dovrebbe rispecchiarsi nello
specchio pulito delle mie forme che s’avvicendono
lungo lo strano cammino del singolo [a mio modo, non disegnando articolata
una mia idea di film con tanta di storia, procedetti con i miei collaboratori
veri artisti a che il film prendesse la luce e inconvenienti di natura
immediatamente e in un certo senso necessitanti nel senso del poi prendendo
in visione materiali d’opportunità, e Zavattini non
ebbe suo modo per rimbrottarmi – ¿acqua passata? se cosí
fosse, a ramengo i cineasti film-makers! e loro
impero di immagini dinamiche]; e chi non fosse della cerchia, peste lo
colga!…); ¿e gli avvinazzàti (non numero 8)
fuoriusciti, ¿come non farli corromperli piú senza
che si menino le mani? è detto il detto, troppa musica di zavorra al forno
(io non sono musicista, non lo è Giuliano, noi non si va alla ‘prima’ del
Carlo Felice), l’attimo non beneficiato dai readings.
è schiarito che, la forma del silenzio, messinscena solo se è restauro di
parola sí arcana ma ¬ con ¬ parola coniata, poiema filosofico, non l’opera d’arte come vorrebbe il
signor Critico che non concepisce come sía avanzata
nel suo proprio rigore di segno attratto dall’araldica delle visioni
lecitamente nell’ossimoría lirico-metafisica
ed è virtuosità oltremodo Storica, non il signor In“corporatore”
delle migliori intenzioni su pubblica piazza ¬ e se ne ottiene paginetta incincignata ¬
mentre pubblico numeroso accorre in sala d’audizione non per ascoltare bensí per farsi ripetere all’udito passivo com’era bella
la fola tutti gli uomini sono l’uomo ( ¬ tu sei
protervo, osi ostacolare il libero córso, che so?,
del protogermanico; ¬ ¿e se cosí
fosse, sarei forse piú neolatino?). ‘immoralista’ in fabula: il filosofo della musica è il
filosofo della tragedia, e musica e tragedia non vanno in coppia ( ¬ ¿hai
mai notato che il testo dell’archeologia è polisemico
perché pluridisciplinare, i conti non tornano, il
senso è di là da venire al suo conciliabolo ermeneutico-semantico?).
a seguire, ‘direzione’ lavorata, un tratto di stile Herma
Herta agli Educati a sufficienza e null’altro se
non ‘in parola’ ma non precostituita come per fare
in modo che un Casato d’alto lignaggio non perda di vista sé stesso
rovinandosi nelle cronache della Storia non stilistica ma stilizzata. a
tacere non è a fine libro. di Giuliano: campeggia avanguardia di avanguardie;
(a me pare [che]) Giuliano non schivi l’operazione avanguardia; si deve
essere post-postmoderni per far rilucere la sabbia sotto il richiamo del Sir. alla festa della teoria, immancabile il ritrovato
non per accidente e di pregevole fattura ¬ da piú voci amiche a segno e di segno a segno, non è candida
la conoscenza intuita in un barlume di æstro,
comunque è attendendo alle materie del conoscere la possibile carta di
retorica e di stile da giocare ¬, visibilità aumento fornito di prospettiva teorico¬ appunto ¬pratica,
ed è fastigio, anche se il rendersene conto non è al miglior formato. Questo e-è Quanto, non Istituzione che non possa crollare sotto
i colpi della esperienza figurale: condizione prima il duro laboroperistico allineato al Frammento; (Giuliano non
vende fumo, è misurato, dà nome a ingegno altro dal suo, eppure leggerne il
sunto di sua vita d’artistería non ha prezzo e…);
c’è l’inesorabile in-dove-qui il limite, il
frammento contrario al sistema, il frammento aperto all’opera aperta, e si
rida (per non piangere) di compasso e squadra, alias di Regola ci si comporti
per non fallire il bersaglio (¿che farne dunque del tramandato senza alimento
di memoria attiva?), si trastullino pure i truffaldini con l’è sempre giusto
quello che noi pubblici ufficiali della CalliGrafia
andiamo ripetendo affinché voi altri seguiate i nostri imperativi
calligrafici, noi che non siamo all’inferno in quanto siamo discesi agl’ínferi e da quel dí ci
assegniamo il vale la guerra del vale il poema; ¿doxiana?
poco importa, pover’uomo a mercato pubblico avrà
pure retroterra per gli assestamenti del terreno che gli si distende innanzi.
del problema radice al quadrato dell’indeterminato e del problema radice al
quadrato dell’espositivo, ricercando l’Ultim’Ora
(il poeta, o chi ne fa le veci, picchia sodo), vari diluvi di fuoco, e
l’interprete a confessarsi una buona volta per ciò che può sostenere:
‘sostengo che Giuliano se la intende con i segni visuali e a commento i segni
verbali, e sostengo che Giuliano n o n sconfitto dall’esperienza interpretata’ ¬ oltrismi ¿fra
Eros e Thanatos? ¬; non si víoli
la metafora che sta al posto della letteratura riga per riga (si continua a
sostenere il Giuliano industrioso di segni in segni e in varietà di segni),
[ci si riallacci al sonetto petrarchesco
d’introduzione al Canzoniere: «Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono» e
«del vario stile in ch’io piango e ragiono» – ¿una firma che non c’è piú, può essere, non è la scrittura un documentale
sfidante uno dopo l’altro i secoli avvenire, e un Trecentista non è un
Trecentista, per giunta tosco-italiano?], per ‘come dire’
installazione e film (come spiegatami da Giuliano in persona un’idea da farne
spettacolo coinvolgente il pubblico) scommettendo il fiore del Contrasto ¬
da segno a segno e senza roboanze ¬, infine e non
infine perché il modo di dire è fatto per non dire che il modo di dire
faciliti un’‘ingenua’ comunicazionalità ¬ è del
demagogo la folla democratica, lo psichico è storicizzabile riducendo la
Storia al vólto velato sicché Cesare è un Cesare
per te e Cesare è un Cesare per me, non Cesare per tutti ¬ – orizzonti, simbolizzazione e virtuale, Giuliano sociologo
‘giornalista’ di razza de «IL TELEVISORE» (¿è cosí
che si entra in casa altrui?), e resta per me e forse per voi l’«ALMANACCO DI
UN ALTRO ANNO» a insignire il chierico che non tradisce di cantore alla
missione del segno e poi di un segno. ( ¬ ¿ma chi è il Giulianizzatore
che va a caccia di nessuno?; ¬ è un praticante della Scrittura; ¬
¿praticante? ¿ma è giovane?; ¬ non piú, ma è il
ricominciante; sappi che la Scrittura non concede spazi a tuo piacere, la
Scrittura non emette sentenze, non fa che segnalare una traccia qui e una là,
tracce non marcate, tracce che non sono segni codificati). non v’è Caso
paradigmatico nel regno del segno che è applicabile a discorso per essere
smentito dallo stesso discorso ¬ si è umanisti (e tu, Giuliano, scúsaci per questo nostro umanismo) ma non omocentrici ¬. ¿conoscere come condurre l’ennesimo segno
che appare appariscente uscito da chissà quale caverna a logo franco?
conoscere per conoscere e deposito di linguaggio piú
o meno ordinato nella scrittura che ha nominazione
discorso e il cui grado zero teorizzato a suo tempo è di là da venire. fare
fronte alla dialettica da intendersi come affermazione di due entità;
¿salvaguardarsi ponendo la formazione simbolica del processo cognitivo a
finalizzare il proprio stato di presenza modale? ¿antica filologia o nuova
semiotica? filosofo storico tira dalla sua parte la dialettica: ¿perché la buona
parte déi filosofi, non dico gli obbedienti alla ontologia, ma quelli che
obbediscono alla storicità, perché si hanno cosí
tanti filosofi in amore di sé stessi in quanto a discorsi tutti d’un pezzo?
destinazione Giuliano: distinguersi di una esteticità
che ha scarsa considerazione della Estetica (altro titolo di merito del
Nostro); va da sé che a venire di un pensiero in un genere e in una
disciplina d’autorità il dominio è il ‘situato’ letterale, figurato, [il]
significante, e assai poco importa l’idioma o addirittura la prefigurazione,
c’è un bisogno di massima che l’arte artigiana e l’artigianato artistico
circoscrivono nel riquadro déi se déi ma. ¿simulazione dell’intendere?
ammissibile incardinarsi del poter «fingersi» unico all’opera, né hiatus essere del parlante e essere dell’esserci: ¿ma
noi, impósta chiusa di discorso dal signor
Qualunque, come potremmo tirare innanzi mancando il distendersi déi correlativismi intertestuali ¬ previo approfondimento
del nodo dialettico ¬ trasfigurantisi nel cielo
della questione che rivela l’abisso che la costituisce? si è combattuti:
muovere al senso, come dettato dall’imprecisato dettato déi Tempi Storici; ci
si pone, come fa Giuliano, o come ci si dovrebbe porre, innanzi all’obiettivo
della macchina immaginatoria, istantanee,
scultoree, corporee; ¬¿le parole solo di sfondo
alla scena massima costituita di immagini (quelle riprese dalla immaginatoria), parole malate o imprecisandole
perché lievito sía di infiorimenti
attribuendo alle parole stesse la dignità d’un Reale quale l’Onomatopea?
Giuliano è attento nell’uso di «parola», le preferirebbe il gesto ricomposto
a fondamento di vita rivissuta in metafora vitalizzata:
tale si configurerebbe il rilievo statico della raffigurazione ‘io Giuliano
sono qui a voi’, per cui, dignità di persona è
nella ‘onomatopea’ della immagine su supporto dichiarato tenente la immagine
della immagine. si partecipa all’affabulazione
insegnandola a sé stessi (ed era il tempo dell’elzeviristica
déi pesci rossi e autore nascosto dal lucido del foglio quando s’imparò coi
calzoni corti che a mietere il campo del journal d’âme
può essere bene un far di torero o di calciatore e con un occhio all’elmo
dell’antico guerriero [sempre in attenzione, a proposito di Giuliano, per
quello che si è appena detto, il «Ritratto dell’artista da pugile,
1945-1995»]). agl’inizî di una storia di verità storiche offerte alle
pratiche discorsive perché la politica torni a essere politica e non spettacolarismo dell’operetta buffa e dove la cultura
abbia a considerarsi preparatrice e formatrice della politica medesima (per
un europeo che sa dell’Europa nomade e globalizzatrice
lèggere il long poem della coscienza universal-europea al limite del suo disæstro
voluto con le sue proprie mani europee è motivo per la tesi ‘si fa politica,
ancor prima del parlamentare con l’idea che non si condivide, entriamo in una
biblioteca e consultiamone gli archivi’) è da
raccomandarsi l’intervista-dialogo di Giuliano a/con «Sanguineti/Novecento»:
si sa la statura sanguinetiana, quanto di cultura
gli si debba, personalmente come stordí con il suo
«Triperuno» gridando la nostra persona di lettore
alla sorpresa di una venuta di ‘narrato poetico’
rompente le norme dell’attuazione in programmata grammatico-sintattica, un
engagement fatto sí letterariamente
ma con tanto di poetismo d’altro stampo rispetto a
tardi e svenevoli ermetismi d’impressionismo psicologistico
e di scarso valore rispetto all’ ‘avventurismo’ di forme abbozzate
dall’intellettuale poeta nel sociopolitico. che ne sía d’accordo il Nostro-di-Giuliano:
come quel ‘pezzo’ di testo firmato Carlo Romano confortazione
a «tous jours» (ah,
Giuliano, quel corrisponderti di Roland Barthes andato perduto! ¿non c’è possibilità che mano
fatale riporti al tuo claustrum lo scritto del
piacente alla sontuosità del significante dopo la semiologia?), e che tu hai
voluto che fosse in sezione-pagina 14 dell’«ALMANACCO DI UN ALTRO ANNO», come
quel ‘pezzo’ di testo firmato Carlo Romano che tanto m’assale da farne mia
memoria, noi stiamo e con somma incertezza siamo in un’epoca che dell’epoca è
l’immagine del tempo che se ne va precipitosamente e a scarnirci mentre noi
si lègge il flusso d’essenze d’un’immanenza a prostituzione nel Woid del tuo Beckett che
continua a spopolare (¿un realizzatore del bilingue a nostra misura
d’intenditori?), e ancóra, con Rascel
e bufera, con Arbeiter œ Hero,
la ‘Musica’ non è sempre quella… che si suona in ‘prima serata’
al piccolo schermo: sarà tardo Romanticismo o altro di diavoleria, ma il
Capitalismo non smette la guardia e mostra i denti, e Mao
non è piú di moda (come altri ‘libretti rossi’) avendo per sostituti i portavoce degl’indistinti
servi del Pettegolezzo innalzato a bandiera nazional-politica;
scriveremmo d’un Papini Premio Nobel (vero?) se
credessimo: ma di necessità è l’attendere al solo pensiero alfabetante il socializzarsi del Noi; e se il pittore è
per definizione, noi faremmo in modo che allo scrivere seguissero i Segni
cari al maestro ginevrino – ricordiamoci che il
Corsaro parlò di Processo al Palazzo ¬ ¿nostalgia di quel Palazzo d’Inverno
espugnato ‘a furor di popolo’? ¬; non se ne può piú, e tu ne sai qualcosa con le tue «10 righe x 10 righe
per “venti righe”» di «cronista di provincia» ¬
¿ma sono province le capitali di Stati avendo la vista corta e non vedendo la
lunga ombra del sole che si estende intercontinentalmente
malgrado il succedersi déi giorni e delle notti? ¿non se ne sa nulla di Parmenide (se non di Severino integratore del sommo Eleatico)? ¬, di quei nomi che balzano in evidenza di cronachetta ludica sbracata sul seggiolino televisonaro: non un proposito se non indicarci
l’interrogativo di prima mattina, e tu, senza fare tante storie, una storia
ce l’assegni, discreta modalità di ‘lezione’ savoir
faire ‘esenti da doposcuola’.
¿c/Chi permetterebbe di parlare ‘parola’ di Dio? elaborazioni: contenuti
dell’Inconscio; guida dell’Io per un io; ¿un nuovo hegelismo
per via dell’Irrazionalismo? coscienza e sangue, disparità. il simbolo
esemplificativo, anzi, esemplare, ¿Roma com’è? segreto di Pulcinella. orchestratore che tuoni in aula magna a dispetto del
professorale! in sottolineazione i numeri magici innumeri che prevedono la sana (¿ma lo è?)
interpretazione della generazione che influenza la rinascita del serpente
conoscente l’enciclopedia ma non tanto del sapere quanto dell’esegetica:
croce e delizia di quel visibile che Giulianamente
si tiene avvinghiato alla parsimonia della coloritura Bianco&Nero.
ora sen va il formale che non descrive e anche non addita al sermone
l’operante Bellezza priva di Statuto [solo egemonicamente epocale di parte,
soggettività antisociale]: ma con ciò non paradigmaticamente
né il Giuliano né un Giuliano: si può essere intellettuali e non chiamarsi
epistemologi e lavando i piatti dopo lieta sera passata con gli amici,
impressioni di secolo, scienza liberata dai suoi formalismi, e di-versalmente. le traduzioni sono rispettate ché il loro
originale vive nell’alveo del tradurre. una preghiera, confortàti
da Giuliano: relativo l’“in linea di principio”; un problema, qualsiasi,
purché problema, che abbia lo scritto di segno, a poeti corrispondono divi
del cinema CinemaGrafie (nonostante la gabbia, e
non tanta dorata, di Hollywood) o l’adagio agli occhi del sentire ‘per’
ascolto – e pròvaci di nuovo, Giuliano, con la
punta del tuo stilo a rinverdire la leggerezza dell’essere SEGNO! il sopra
citato ideista che non si spezza a ideologismo
medita in sul da farsi non opera finita ¬ lo vieta l’intrattabile Be-stimmung ¬, e i Pitagorici non sono morti, e non v’è
appendice agli alberi che si sommano alle illusioni, e uno dopo l’altro ¬ di segno di nuovo ¬, che
l’Inoltre abbia almeno la légge d’Un senso pur sapendo che il mondo è quello
che ¬ è? ¬ c’è. vite politicizzate oggettivamente dalla parte di chi sta a
perdere la partita, un paracadutista œ una cantante, non se ne facciano i
nomi perché in risalto devono andare i paracadutismi
paracaducati e le canzoni cantate, ¬ ¿tu ne sai
gl’innominabili nomi tra il brusco e il lustro? ¬,
questo per essere espliciti: la storia di una nazione e Griffith
in prima e ultima prova al montaggio ¬ e Ejzenštejn
¬. il locutivo: l’incitamento, combattere ad armi
pari con e contro sé stessi. Dante ha il coraggio, «lui» sí!,
di portarsi nel vortice della dirompenza
paradigmatica, seguono «lui» i secondi d’oltreoceano. un vecchio (¿son io?) e la rivelazione déi sette stili. e Giuliano… –
non fu parola che non abbia avuta in consegna con il mio pane raffermo, la
parola che ti dico in una parola fosse pure parola titolata lojanto ed esortandomi a che il sogno di una vita nomini
per modo di dire metaforico-simbolico l’emblema
l’altro alloro del silenzio pugnace ‘in interiore’
e sarebbe d’illustre Gioco alle Riviere ma se sono io un io sono è solo per
il grigiato di nome ¬
‘in grigio’ non è offesa alla divisa indossata dal
bibliotecario archivista ¬ o per quel turbamento
che vento di mare ordina ai trovatori di passo ¬ e poi ci sarebbe la
congiunzione Nietzsche-Adler, stile da volontà (¿e
la Riefensthal?) ¬: questo posso dirti a
ringraziamento d’avermi testimoniato per il pensarmi nell’anello della
citazione (che non è recitazione) e permanentemente al servizio del fuggiasco
in vita dalla letteratura sacrosanta ambiguità ¬ e non ho l’erba della
storia! invano saggista del personaggio Amleto, e prima che vita non morda la
discussione che prende la piega del filosofico, e in quest’anno
inclassificabile da Kehre ¬ se non si hanno i tuoi
mezzi tipo «Marshall McLuhan
Autore di GLI STRUMENTI DEL COMUNICARE Quentin
Fiore Il Medium è il Massaggio UN INVENTARIO DI EFFETTI » da prima di
copertina Feltrinelli 1968, libro ¬ libro… ??? ¬
che mi ricorda il tuo «ALMANACCO DI UN ALTRO ANNO», dell’altro e non di
presupposto ma non di evento di cui non ho scienza e quindi privilegio al
distinguersi fatto naturale in trasformazione di fatto formale con la serie
di passaggi che consentono ‘teoricamente’ a rinverdire l’andazione
del sapersi in dis-corso e soltanto in dis-corso. sí
è invero che le castella in aggiunta a pintura metafisica dopo passo dell’indove
vico al golfame e suo corredo (sapere sapendo la
figura) prima di mano manomettente l’anello e a viva voce e a caccia di
semantema e suo doppio di polisemanticità, cavità e
molta, per il quale sema]n]tema l’ob-jectum a testuale come per dire dettando dentro.
d’Ordine mappa, medicamentosamente il lento ¬
¿c/Chi ci attende al varco? ¬, «lui» œ «lei» non sono il tipo da farsi
sorprendere, è una questione ¬ tutta ¬ che imbarazza [infatti è scientifica
e il lessico non giunge a postulato], per ben comprendere un assunto è
necessario che la prova a latere abbia le
credenziali dello ‘statuto’ statuentesi ¬ infatti
il costituito, se posto in pratica, suona tremendamente precostituito ¬, sí che solo in tal modo si è in confidenza con il punto
sulla I; a cielo di sera di seta, argomento in filosofia ¬ non tutte le
ciambelle riescono con il buco ¬, da un’idea RIfondante
la teoria alla classe ‘per ragioni di «corpus»’ – ¿.? l’interlocutore mal
alloggia al cantare dell’altro genere di scienza, nonostante le soluzioni: le
interpretazioni non sono interrogativi. le città-Stato, e síano!
¿da proferire? in aperto. «Letteratura», scienza? perché il terreno
naturalmente di discorso consista in massimali si vuole una rocca di almeno
un sapere: conoscenza di limite simile a conoscenza di tutto. soprattutto:
alla base, la viola del pensiero (regolatrice l’epistemologia autocritica in
mano ai Titani). rivaleggiando con la metafisica del calendario.¿piú altro dell’osservare? ¿residui di testo per
imboccare l’essente in m’ens? ¬ e non è da primo
giorno, l’osservazione ¬; … residui, avanzi, detriti, ¿ciò che è morto
sarebbe morto? ¿bruciare e gettare alle spalle il ritenuto addirittura nocivo
all’aforismatica o della paratassi il benvenuto
oltremodo di segno? ancóra: ¿la regione di libertà
in ispirito di quel segno che ¬ potrebbe? ¬ far
primeggiare il Necessario del Silenzio E-Loquente? ci si pone al segno: ne
verrà… (?). /E/ a ragion veduta, oppure farsene œ darsene una ragione, con
ragionevolezza (la praticata in uso pubblico, ma non è da e di tutti, ché
incontrare pubblico ¬ in pubblico? ebbene sí,
studio antropologico, uno vale tutti [pseudodemocrazia
alla moda] ¬ civile è necessario che il milieu spiri massimale di civi), vecchie maniere tramutatesi in stanchi manierismi ¬
NULLA DI TUTTO IL TUTTO FRIABILE IN HOC SIGNO NEL SEGNO PARADOSSALMENTE
PARALINGUISTICO IN NOSTRO GIULIANO ¬ e dell’allorché non si sappia l’andato
a finire il rebus della nascitura auguratrice di
grammaticità, ma ed è l’ora ora per supplire con l’arca allo scordare che fa
lo strumento figura e non prima che il primario colpo ad effetto congegnoso si assesti a comando circa
l’invertebrato guardamacchine ed è un indizio sintattico (¿le
conclusioni agli atti?), (¿sgomenti per l’ardire?), (¿come si sono svolti i
fatti? a saperlo è il Fatto, una questione di poema, anzi di poiema, su breve tracciato di formativismo
esponente la testualità…), e cosí ci si regola,
dunque: a principiare sono sempre le attività attendenti alle attitudini del personalizzantesi ¬ immanenza trascesa dall’op.cit. ‘opera d’ARte’ ¬ Giuliano a sé stesso in familiarità con s/Segno punto
e basta ch’è espressione espressamente espressività – àrduo
fósco, con uno degli urti e il capo coperto di si
dice il florilegio del tempestosamente senza che la dialettica non
accademicamente filosofica subentri agli onori scribani
decretati a sua maestà l’ermeneutica: ermeneutica da radicale di proprietà,
ovvero, ancóra, l’enorme metodicità di formazione
là dove ombra è segno e solo segno, DI Giuliano, e non pace sul terreno del
discorso dis-corso, e sía! a fondo valle, silenzi
di suoni; non finisce il «finito»; Vostro Onore Vostro Nome: la perfezione
non è dell’uomo d’oggi, è della maschera metatemporale,
surrealtà (‘voglio fare l’attore [ai margini dello
stage]’); retorica→, e se ne dovrebbe cogliere il suo mirato, codice
ma d’altri codici disseminati nella scompaginata ←grammatica, la storia è l’opera, ri-lèggere l’avvertita conoscenza del
sent¬ír conoscere riconoscere ¬ filo-sofia a tarda
notte ¬, e cambia tutto nel riquadro delle classificazioni, in intesa con
sentimento non lasciato solo da vàgliami! per
quello che potrei essere di critica virtú
adoprandomi agli stati generali di segnalazioni del compattato in
orientamento Giuliano, e nel contempo il mio ego che gli chieda benevolenza
al mio riguardo: tu, Giuliano, sei un altro di me da me, mare aperto e
distanza desertale, forse perché chiamarmi raffaele (e sía precisato che
io non so di esegetica l’adeguatezza né di Erörterung
il carpirne l’Ort; non scrivo le Confessioni,
Giuliano: non ne sono degno, tu dovresti sapere quanto i’
soffra nello starmi in parole a parole, e ¬ mia ¬ vita biologica, riversata
in vita scritturale, si fa brutalmente monca sostenendo che discorso è una
entità di volume di selva in selva prescrivente selva e il cui linguaggio
suona strano pur in chiare lettere cubitali, io sono un tentativo iconico),
ed è in un doppio dell’‘in un certo senso’
distinzione non separazione ¬ – — focus (non
preliminare) adibito A:À cómpiti istituzionali, e
per ciò professionali, di prima mano, il «teorico» e il «tecnico». (]¬ ¿ma
vuoi vedere che Giuliano lo si incarna nel segno? ¬]). ¿confutazioni di
ordine generale? non lo si vorrebbe; il nostro secolo è in cattiva luce. il
prezzo del discorso è il prezzo del segno (ennesimamente:
non saprei altro trovare per la scrittura di Giuliano che, ripetendomi, la
referenza del referente il «segno»), la storia [è] sfiancante, nonostante predicabilità, non con violenza ai confini del
«de»-«genere», primissimo sapere della vianza [al
«segno»-«Giuliano»], azzeramento tra corpo umano e corpo «segnico»,
non tardive «Institutiones», lezioni l’incompiuta
[a-(à)] segno àlfico, un Índice
piú o meno, non siamo tutti figli del popolo, una
stella e vi è un limite a tutto [¿de il Tutto?], [tutto] ritradotto in lode
del traduciamo dalle ceneri del fuoco una sola parola che valga per merito
«suo»-di-«l/Lui», una sola parola modificantesi ad
accenno d’artefizio – il neologismo del segno non
ignora i ‘trascorsi’ degli altrove in affermazioni statutarie ma io ho qui ancóra una volta «ALMANACCO DI UN ALTRO ANNO» e non c’è magister che mi tolga dalla mia ermeneutica l’idea che mi
sono fatta di questo «ALMANACCO»: votàti alla
scrittura ci si voti alle scritture: grazie, Giuliano: mi ricordi, con la tua
pratica ALMANACCANTE, ciò che per necessità rientra nel mio disegno d’opera:
volumi di scritturæ; che finalmente altrui imparino
a servire scritturæ! i molti nell’uno ¬ There are more things in heaven and earth, Horatio, / Than are dreamt of in your philosophy. ¬</p><p>caro
Giuliano, permettimi un’osservazione a piè di pagina in corpo minore, sulla
filosofia, non fosse altro perché ci si laureò in filosofia e con relatore un
vero filosofo. consumo non so da quanti secoli parole senza che con questo
possa dirmi professionalmente un intenditore ed esperto di parole, anche se
fossero poche decine; ma quando non sono dietro l’obiettivo della cinepresa
coltivo (per) modo di dire, ma non so, se il gioco o il fiore delle parole, e
quanto pronunziato non credo ai fini déi sensi burocratici e popolarissimi
della comunicazionalità: ma tu sei artista e
giornalista, e sai della écriture avendo a cuore da
Barthes a Derrida per non
citare Beckett, insomma sei il buon letterato che
pensa e che all’ispirazione sa essere poeta. dunque: pensare al prossimo è
temerario, e non si deve pensare il popolo, quando popolo non è, pensando al
senso di comunità: non ci si parli nel nome di Italia, donna bella? derelitta
¬ ¿i nostri “uomini” incapaci di proseguire la res
publica della «repubblica»? ¿issando ben in alto
stendardo di Provincia e, peggio ancóra, di parte
Politica? ¬; ma poi ¿perché italianizzarci per cosí
poco? ¿varrebbe forse la pena di mettere su una rivista cultural-artistica?
molti di Noi se ne sono andati via, hanno lasciato le loro opere, ¿ma chi sa
delle loro opere presso editori e premiatori? tu che sei autore di scritturæ: sai benissimo come faccia fatica Emilio Villa,
ora che ha tolto il disturbo ai manutengoli barbogi della letteratura critica
e del novellamento, a farsi strada, non dico per la
via principale della Città Universitaria, ma per un vicoletto
in periferia non solo d’Impero; figurarsi noi! ¿che ti dico? che si fa bene cosí, tu ALMANACCANDO e io sœgnando
gl’impossibili dell’Impossibile. ho una età direi paradigmatica per tagliar
fuori ossessioni di privilegi ¬ mai peraltro agognati ¬, e tirar di scherma
metaforicamente con gli stili che mi sono rimasti: ma il mio ‘romanzo’ dubbia
di essere un romanzo-saggio, da palinsesto reinventore.
né filosofo del dolore né della ontologia sociale, filosofo della filo-sofia,
come sanno quei quattro gatti che cercano di seguire il mio lOJANTO. la parola non è nostra, ma non è neppure della
loro (vv. : la parola, che è la parola a parola, deriva
da la parola, e pertanto si chiude a incipit del Libro qualsivoglia arte che
voglia, ispirata dal rumoroso mare oceanico, penetrare nei fondali e si
intenda festeggiare la nascita di un prossimo montanaro che darà gioia e filo
d’aria filosofica, ma il solo pensarvi mostra al mio animo la ‘passione per
tirar di pallone’ per il folgore che insegna
mostrando alla vigilia della entità-antropo/divina
il lontano da cui si mostra e non ottenendo per la cosa il sacrificio della
cosa! una “collettività” ha i suoi guai in parte o in buona parte ma non si
ripeta per carità di patria il lume dell’intelletto), e che si intenda fare
un film di otto episodi, ora che De Sica è morto da un pezzo. teniamoci la
parola che non salta natura e si instrada per là indove
è parola individualmente nostra, nonché linguaggio. è solo di notte che
l’Arte faccia irruzione nel cuore della notte, desta svegliando i giovani
quali consumatori sotto tutti gli effetti. (sta per arrivare il medico,
lascia stare il lato cantaclassico). all’attendere
è opera storica. ¿a interpretazione la voce in capitolo? si controlli
l’interpretazione e ci si volga in direzione del testo, premessa metodica a
filosofia cui non segue specificità disciplinare; non è cosí
che si viva stilisticamente soddisfatti: l’opera storica morde il freno,
ingarbuglia il tessitore del suo tessersi, né fenomenologia né formalismo
né tampoco ontologia sono consiglieri correttori, al fine avvio di
filosofia e ombra di stile, ombra! quando lo stile dovrebbe essere sunshine, ¿ma perché umile et humile filosofo di filo-sofia con un che di poesia a
supporto o forse meglio sullo sfondo dovrebbe essere un buon discorso in
limpidezza con tanto di firma della solarità di stile? un fiore della
filologia romanza, viaggio in Italia ¬ di questa Italia che… [v.s.] , il vituperium di fierezza anche da vulgo,
dantesco¬, ma noi non si tirano i remi in barca,
finché ci sarà un raggio di sole si terrà aperto l’ultimo libro di
bibliotecario e l’ultimo documento di archivista, la ‘retorica’ è nostra,
Giuliano, la facciamo nostra, e di parola in parola mettendo in campo il di
segno in segno |