Luisa Passerini

LUISA PASSERINI ha scritto quello che probabilmente è il più bel libro pubblicato in Italia sul ’68 e lo ha fatto vent’anni fa. In questi giorni la casa editrice Giunti ne manda in libreria una nuova edizione arricchita da una postfazione scritta dall’autrice insieme a due giovani storici, Enrica Capussotti  e Emmanuel Betta, nati nell’anno fatidico.  Il volume sarà presentato oggi  alle 17,30 al Palazzo Tursi di Genova da Alberto Leiss, Simona Bondanza, Valeria Ottonelli nell’ambito di una serie di quattro incontri sul tema della narrazione della politica organizzati  da Silvia Neonato e dalla Fondazione Palazzo Ducale. All’appuntamento con Passerini seguiranno il 6 maggio quello con  Clara Sereni, il 13  con Dario Fertilio e Maria Rosa Cutrufelli e il 20 maggio con Fulvio Abbate. “Autoritratto di gruppo” è un titolo che è già  di per sé una dichiarazione programmatica, nel senso che l’obiettivo della Passerini è quello di disegnare, appunto, il ritratto di se stessa e quello di una generazione ma anche perché, mai come in quel periodo, si è interpretata la vita quotidiana come “agire collettivo”. Piemontese, nata ad Asti nel 1941, Passerini è docente di storia culturale all’università di Torino e storica di rilievo internazionale. Ha insegnato in Australia, Stati Uniti, Germania, è teorica dell’utilizzo delle fonti orali per la ricerca storica ed è una delle massime esperte di storia delle donne. Fra i suoi libri più recenti L’Europa e l’amore. Immaginario e politica tra le due guerre (Il Saggiatore) e Memoria e utopia. Il primato dell’intersoggettività (Bollati Boringhieri). La straordinaria efficacia evocativa di Autoritratto di gruppo sta nel riuscire a coniugare, con una qualità di scrittura rara, l’autobiografia di un ragazza degli anni Sessanta fra passioni e crisi, personali, collettive e di coppia, mediate dall’esperienza psicoanalitica e mescolate alle testimonianze di altri protagonisti di quegli anni, raccolte e contestualizzate con rigore storiografico. I due piani del racconto procedono parallelamente ma si integrano restituendoci lo “spirito del tempo” come pochi altri saggi o romanzi sono riusciti a fare. Un libro che con la sua lucida autenticità sgombra il campo dal chiacchiericcio para-politico e pseudo-ideologico che, nel nostro Paese, accompagna tutti gli anniversari storici e in particolare quelli del ’68. Il Sessantotto sembra essere più un oggetto mediatico  che storico.

«Credo che sia, allo stesso tempo, il luogo della memoria e quello dell’oblio. Voglio dire che si tende a interpretarlo solo in base al presente, fra i due poli della denigrazione e della mitizzazione.  Di recente, ad esempio, il dibattito è stato rilanciato dal presidente francese Sarkozy che ha individuato nel ’68 l’origine di tutti i mali del presente riferendosi, in particolare, al liberalismo selvaggio e al culto del denaro. In uno dei precedenti decennali, invece,  si era sostenuto che le donne avevano avuto un ruolo secondario nel movimento, affermazione storicamente falsa. E così via.  In realtà mi pare manchi quasi del tutto la ricerca sui documenti e negli archivi che  potrebbe fornire gli strumenti per un giudizio approfondito. Si fanno convegni, sia in Italia che in Francia, dibattiti, libri ma si tratta di ricordi o disquisizioni sul significato complessivo del ’68. È assente l’analisi del movimento nei diversi Paesi mentre la principale caratteristica del ’68 è proprio quella di  essere un fenomeno mondiale. Un ‘68 molto poco studiato, ad esempio, è quello di Praga che nel nostro paese ottenne scarse adesioni anche se, come aveva intuito Hannah Arendt, c’era un grande connessione tra la rivolta nell’Est e quelle dell’Ovest che però non si sono mai realmente incontrate. Nei paesi dell’Est i frutti del ’68 si sono poi visti nell’89. In Italia il Sessantotto invece  fa parte di un ciclo di lotte sociali durate un decina di anni».

Si può parlare quindi di un Sessantotto lungo?

«Dire di sì. La mobilitazione degli universitari apre una fase che  dal  1969 coinvolge  gli studenti medi, gli operai e subito dopo tecnici, intellettuali, artisti. Non c’è  un rapporto meccanico di causa-effetto tra ciò che avviene nelle università e ciò che accade in fabbrica, ma gli studenti hanno avuto certamente un ruolo in questo allargamento del movimento che coinvolge il territorio e le istituzioni e che è tipicamente italiano. Emergono i problemi della casa, con le occupazioni, dei servizi sociali, la questione dei manicomi, le prigioni, la magistratura».

Qui però diventa centrale il rapporto con gli anni Settanta, la violenza, il terrorismo.

«L’idea del ’68 lungo non deve portarci ad appiattire il fenomeno sugli anni Settanta, che sono veramente molto diversi. Il movimento si trasforma in nuova sinistra e prende un andamento da Terza Internazionale, partitico e burocratico. Arriva poi il terrorismo con il quale credo ci siano elementi di continuità, soprattutto a livello delle singole persone, ma anche forti discontinuità. La violenza era verbale e simbolica, ma non c’erano le armi.  In generale vedo che il ’68 viene trattato come il capro espiatorio di tutto. Probabilmente perché è  diventato il simbolo di una svolta epocale a cui si cerca di far risalire tutto il male o tutto il bene dei nostri tempi, come nel caso di Sarkozy. Così ovviamente non è, anche se è vero che siamo di fronte a un evento con conseguenze a lungo termine. Edmondo Berselli, in un suo recente libro, sostiene che  in Italia,  il ’68 avrebbe impedito le riforme. Credo che questa tesi sia infondata dal punto di  vista storico, perché il Sessantotto parte proprio dal fatto che le riforme non erano state fatte».

Molti ritengono che il ’68 sia stata una rivoluzione culturale che ha cambiato i comportamenti  ma non la politica.

«È la tesi prevalente, che dimentica però che il ’68 è stato un movimento profondamente politico. Dire che è stato solo un successo culturale equivale a dire che ha profondamente fallito. In effetti non ha eredi se non, forse, nel movimento new global, che però non sembra riconoscergli alcuna paternità».

“Il SecoloXIX, 18 aprile 2008