Neonazisti in Israele

 

Dando un’occhiata imparziale al mondo che ci circonda riesce difficile pensare che il nazismo possa essere considerata un’ideologia da archiviare tra gli orrori del Novecento. Gli elementi che la caratterizzano sembrano, al contrario, più che mai diffusi, a volte in forme nuove, mascherate, evolute, a volte con tutta la brutalità e la rozzezza dei kapò. Nazionalismo, razzismo, bellicismo, antisemitismo, supoeromismo, mistica del leader, disprezzo della democrazia sono ingredienti che si ritrovano negli angoli più inattesi della Terra. Il luogo forse più inatteso dove si poteva pensare che il ventre della Bestia figliasse di nuovo, per dirla con Bertolt Brecht, è Israele, lo Stato nato (con tutte le contraddizioni, le ingiustizie,le sofferenze che ciò ha comportato) dalle immani macerie dell’Olocausto e della Seconda guerra mondiale. Invece i giornali israeliani riportano con grande evidenza (e sgomento) la notizia della scoperta di un gruppo di giovani neonazisti, otto dei quali sono stati arrestati. Si tratta di una rete composta da giovani, discendenti di ebrei russi, ai quali è attribuita una lunga serie di violenze contro lavoratori stranieri, ebrei ultraortodossi, omosessuali e punk. Tutti gli arrestati hanno potuto immigrare in Israele assieme ai genitori avvalendosi di una clausola delle Legge del Ritorno che riconosce perfino ai pronipoti di un ebreo il diritto di stabilirsi nel paese e di ottenerne la cittadinanza. Eli Boanitov, 19 anni, che sarebbe il capo dell’organizzazione, ha dichiarato alla polizia: «Sono un nazista e tale resterò fino alla fine e non avrò pace fino a quando non avremo ucciso tutti». Nel delirio che sembra contraddistinguere gli atteggiamenti del gruppo c’è l’esaltazione dei campi di sterminio dove dovrebbero finire tutti coloro che hanno un antenato ebreo. Evidentemente inclusi loro stessi. Il ministro Eli Ishai ha chiesto l’immediata revoca della cittadinaza e l’espulsione dei criminali, ma soprattutto, diversi deputati hanno invocato una revisione in senso restrittivo della Legge del Ritorno per impedire di fare dello Stato «un rifugio per persone che odiano Israele e gli ebrei».

 

“Il Secolo XIX”, 10 settembre 2007