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Quello che segue è l’omaggio reso a Edoardo Sanguineti
nel corso della serata inaugurale del decimo Festival internazionale della
poesia svoltosi a Genova nel 2004. |
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Elogio di Sanguineti Ai tempi del liceo volevo esser sanguinetiano,
ma pretendevo di essere tante altre cose, adorniano,
situazionista, beckettiano,
marxiano, ancorché tendenza Groucho. A quell'età però si subisce
inevitabilmente il fascino del dogma, qualunque esso sia. Così quando all'Università di Genova ebbi la possibilità
di seguire le lezioni del professor Sanguineti,
personaggio che per me aveva già contorni mitologici - ricordo che eravamo
nel 75, il Marcatré si comprava nelle librerie remainders, il Gruppo 63 era oggetto di storicizzazione e il riflusso, almeno sul fronte poetico,
era già cominciato (la parola iniziava a innamorarsi, con effetti
preoccupanti sia per l'amore che per le parole) - e arrivando in via Balbi 6
cercavo, lo confesso, un po' di ortodossia, fosse pure soltanto in
letteratura. Fortunatamente non ne trovai, non soltanto perché
all'epoca avevo serie difficoltà a essere d'accordo con qualcuno, incluso il
Maestro, ma soprattutto perché grazie a Sanguineti
avevo cominciato a imparare esattamente l'anti-ortodossia, ovvero la lezione
delle Avanguardie, ovvero non solo il rifiuto della Tradizione, con la t
maiuscola, ma l'abitudine a utilizzare tutte le idee, tutti gli stili, tutti
i linguaggi disponibili sulla piazza, non in quanto modelli cui aderire o da
cui dissociarsi, ma come strumenti di lavoro. Utili per chi li aveva inventati, ed eventualmente utili
per chi li usava anche a secoli di distanza, magari tentando di applicare la
parola d'ordine di Rimbaud "Cambiare la
vita". Massimo rigore in quelle lezioni, ma assoluta libertà di
prendere soltanto quel che serve anche dall'autore più venerato o dal testo
più marginale. Nessuna debolezza di pensiero, ovviamente - chiunque
abbia ascoltato almeno una volta parlare Sanguineti
sa che il pensiero debole non è il suo forte - ma dosi massicce di pessimismo
della ragione. Oggi che la Tradizione con la t maiuscola torna
prepotentemente, è il caso di dirlo, di attualità nelle sue forme più
arcaiche e in forme nuove con le più accattivanti t minuscole delle mode
culturali, farsi e rifarsi una personale genealogia diventa buona regola per
la vita pratica. Ciascuno dovrà perciò costruirsi un Sanguineti
su misura, applicando il motto immortale del bricoleur:
Do your Sanguineti by yourself. Il mio quindi non è il Sanguineti
dei critici e dei filologi, degli storici o dei filosofi. Non è il Sanguineti dei tassisti e dei pacifisti, né quello dei
fotografi e dei biografi, dei dantisti e dei dentisti, di attori, dottori,
studenti, maturandi, dottorandi. Non è il Sanguineti dei
pittori, poeti, musicisti, né quello dei registi o dei politici
interventisti, non il Sanguineti dei suoi amici né
quello dei suoi nemici, non quello degli spettatori, fruitori, lettori, il Sanguineti dei conoscenti e dei parenti, non il Sanguineti di moglie, figli, nipoti, né tantomeno il Sanguineti di Sanguineti, il mio è soltanto il Sanguineti
di un cronista di provincia, per quel che vale. Giuliano Galletta |
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