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La sessualità e
il Vaticano Gay Pride, una polemica infinita. Le sembra
legittimo che il Vaticano chieda che la manifestazione venga trasferita in
un'altra città perché a Roma è in corso il Giubileo? «Non credo sia legittimo, tant'è vero che la
richiesta non si è poi formalizzata. Non ci sono state iniziative ufficiali,
che non credo avrebbero potuto avere alcun esito, ma solo un rammarico, un
auspicio, un desiderio, un'espressione di sentimenti. Al Vaticano dispiace
che questa manifestazione si svolga, a un laico può dispiacere che il
Vaticano abbia esercitato questa pressione morale». Una presa di posizione che ha avuto una
enorme eco. «La mia sensazione è che non sia stata una
mossa culturalmente e politicamente azzeccata. I vescovi hanno messo
l'accento su una manifestazione, che certamente avrebbe avuto risonanza, ma
non in questi termini. Il Vaticano ha caricato di significato, e di un
significato pregiudiziale, qualcosa che diversamente sarebbe passato
tranquillamente. Adesso invece è diventata quasi una
questione di principio, venendo oltretutto a insistere su un terreno nel
quale la tradizione cattolica si è sempre trovata in qualche difficoltà». In che senso? «Nella coscienza generale di un mondo come
il nostro dove l'educazione cattolica ha avuto e ha tanto rilievo, quest'idea
dell'intervento ecclesiastico sul piano dei comportamenti sessuali.
dell'erotico, ha sempre gravato come una sorta di ossessione. Il
Cristianesimo è un fenomeno molto complesso i Comandamenti sono 10, i
precetti morali a cui la Chiesa esorta sono tanti. Mi pare che sarebbe giusto
riequilibrare un poco le cose perché per la tradizione che noi conosciamo,
tra prediche e confessionali, l'attenzione all'erotico ha avuto sempre un
peso eccessivo e sproporzionato. Di fronte alla fame, allo sfruttamento ai
drammi del mondo che di cui non finiremmo mai di parlare, il comportamento
sessuale semmai è da chiamare in causa per altri questioni: la prostituzione
infantile, la violenza carnale, la degradazione dell'immagine della donna». Sembrerebbe che per la Chiesa la sessualità
sia un po' l'ultima frontiera di fronte alla laicizzazione della società.
Probabilmente i vertici vaticani pensano che su quei temi non si possa
recedere. «Vorrei avere della Chiesa un'opinione
migliore di quella sottintesa nelle sue parole. Sono tante le spiegazioni che
si possono dare per questa ossessione. La Chiesa in fondo ha sempre capito
una cosa che la psicanalisi ha poi particolarmente messo in rilievo,
considerando essenziale, nella funzione educativa e pedagogica, il fatto che
si svolga una sorta di repressione nei confronti delle pulsioni libidiche. Ma
evidentemente non è mai stato calcolato a sufficienza quanto spirito di
rivolta e di resistenza venga poi a suscitare questa repressione nel giovane
o nella giovane che si accorgono del conflitto che Freud chiamava "il
disagio della civiltà".Quella che alcuni hanno definito come la
repressione non necessaria. Siamo tutti socialmente frenati nei nostri
istinti, però diventa assolutamente antiproducente la repressione perché o
suscita davvero una mortificazione della persona o scatena la ribellione». Mettendo anche in moto quella "messa
in scena" della diversità sessuale che è poi il contenuto del Gay Pride. «Certamente. Se l'omosessualità fosse vissuta
da parte degli eterosessuali in maniera tranquilla evidentemente non ci
sarebbe bisogno di niente. Nessuno si metterebbe a fare cortei di orgoglio o
di rivendicazione. Tanto meno poi questi cortei avrebbero in sé un carattere
antireligioso, perché la protesta non tocca solo l'etica religiosa ma in
generale l'etica dominante». Anche laica, come nel caso comportamento
ondivago del governo. « Lasciamo da parte quel
"purtroppo" ormai famoso di Amato, quando cioè il presidente del
consiglio ha detto che «purtroppo la Costituzione autorizza il corteo e non
c'è niente da fare». E' vero che poi lui si è scusato, ma come ci insegna la
psicanalisi i lapsus sono significativi. Che nel profondo di Amato ci sia
evidentemente un "purtroppo" è chiaro. Il che non sarebbe molto
grave se fosse esclusivamente legato a questo episodio ma ho invece
l'impressione che, con questa ansia di riforma della Costituzione, quel
"purtroppo" sia assai condiviso. Oggi la Costituzione non è
guardata come punto di salvaguardia. Si è diffusa nell'opinione pubblica
l'idea che sia una specie di camicia di forza entro cui siamo costretti a
muoverci. Quanto poi al ritiro del patrocinio, anche qui direi che è stato
una passo falso del governo». Il ministro Pecoraro Scanio ha dichiarato in
un'intervista al settimanale "Panorama" la sua bisessualità.
Dichiarazioni che hanno scatenato una bagarre di reazioni. Come vede il
rapporto fra politica e sessualità? «La prima volta che abbiamo preso questo
caffè insieme abbiamo proprio parlato di come mutava l'idea di corpo. Lo
stesso sta avvenendo per la sessualità. I nostri comportamenti sono mutati
radicalmente, basta guardare dieci minuti la televisione per capire come
l'erotico abbia delle modalità che qualche decennio fa erano impensabili. Se
qualcuno ha voglia di dichiarare i suoi gusti sessuali lo faccia.
Naturalmente questo in determinati casi può oscurare i problemi specifici su
cui ci attendiamo una dichiarazione o una presa di posizione. Evidentemente
ad un certo punto può diventare più interessante sapere se un ministro è
eterosessuale, bisessuale o omosessuale che non il suo programma politico. E'
un sintomo della situazione che stiamo attraversando. Per lo meno però ci si
rende conto che la sessualità è un fatto storico e culturale e che quindi non
ci sono norme naturali assolute. E' un problema davvero politico e andrebbe
politicamente affrontato. Non nel senso delle leggi ma nel senso di
considerarlo come un elemento rilevante della vita sociale e quindi da
guardare con occhi sgombri e con pacatezza. E l'incidente nato intorno al Gay
Pride non aiuta questa serenità che oggi sarebbe molto importante. Dovremmo
fare un appello al Vaticano perché riconsideri davvero la sua politica nei
confronti della sessualità». Giuliano Galletta, “Il secolo XIX”, 3
giugno 2000 |
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