Il corpo? Più macchina che organismo. Due parole con Edoardo Sanguineti.

 

Biotecnologie, trapianti, contaminazioni uomo-computer, neuro ingegneria. Il rapporto fra l'individuo e il proprio corpo sta rapidamente cambiando.

«Sono rimasto abbastanza impressionato, negli ultimi decenni, da come la nostra idea di corpo si stia modificando radicalmente. Questa trasformazio per ora agisce su di noi in maniera inconscia, ancora non perfettamente meditata, ma è destinata a diventare sempre più evidente. Fino a ieri il corpo era sentito come qualcosa di assolutamente nostro e assolutamente unico; ognuno lo portava dalla nascita alla tomba intatto o con poche modificazioni superficiali. Oggi siamo di fronte ad una "ingegneria del corpo" che non solo agisce largamente in superficie, per la parte visibile ma all'interno, non solo come era nella tradizione per asportare qualcosa - e questa è la tradizione chirurgica che risale alle più remote culture - ma per sostituire, per introdurre. E qui naturalmente si sono aperte due direzioni: da un lato quella dei trapianti d'organo e dall'altro lato attraverso le strutture artificiali e le protesi che vengono innestate.

Un corpo che diventa macchina?

«Una macchina molto complessa, ma direi più macchina ormai che organismo, con i pezzi che possono essere montati diversamente, sostituiti come accade per qualunque prodotto industriale. Il corpo diventa così un oggetto che non coincide più in blocco con l'io, con il soggetto che ne è il portatore.

Queste riflessioni ultimamente mi è accaduto di farle in occasione della presentazione del libro di Lea Vergine sulla Body art, un fenomeno artistico che ha avuto e ha ancora una certa diffusione. Quello che osservavo è il fatto è per certi versi un'arte del corpo è costitutiva dell'uomo in quanto tale. L'uomo si potrebbe definire l'animale che modifica il proprio corpo. Anche semplicemente la donna che mette il rossetto o l'uomo che va dal parrucchiere Oggi la body art diventa sempre più un fenomeno di massa che recupera tradizioni che sembravano marginali o spente del tutto. Basti citare due fenomeni come tatuaggio e piercing.

In qualche modo i bodyartisti hanno anticipato i tempi.

«Esattamente. Hanno segnalato un diverso rapporto con il corpo che investe sia l'interno che l'esterno. L'esterno per tutto ciò che è visibile a occhio nudo, ma anche l'interno. Ormai ci sono centinaia di persone che vivono con diversi by pass o hanno un fegato che non è il loro».

Per non parlare della biotecnologia che lavora sulle cellule

«Infatti e qui si aprono prospettive veramente sterminate. Ed è questo che dà poi un particolare significato a questa scelta sui trapianti che, proprio in questi giorni, viene chiesta agli italiani. Una scelta importante e difficile che credo però potrebbe rappresentare un fatto transitorio. Oggi non siamo ancora in grado di disporre di una tecnologia adeguata a riparare il corpo come appunto si può riparare un'automobile e quindi il problema del prestito d'organo è più rilevante. Ma forse è solo una questione di tempo. Se le cose procedono come si può immaginare, il problema sarà superato dalla tecnologia».

Giudica quindi positivamente la clonazione nella misura in cui può produrre tessuti e al limite anche organi che possano servire per i trapianti.

«Sul fronte della clonazione umana esistono problemi che non mi sentirei di affrontare perché troppo complessi. Penso pertò che sia confortevole pensare che esistono, se esistono, possibilità scientifiche sempre più ricche. Il fatto di poter fare delle cose non vuol dire che debbano essere fatte. Il fatto di studiarle rappresenta però un arricchimento tale di conoscenze che non potrà che avere ricadute benefiche. Può anche darsi che a un certo punto rinunceremo del tutto all'energia atomica e forse sarà un gesto di saggezza e sicurezza. Ma è certo che ciò che abbiamo acquisito in possibilità e conoscenze potrà essere adoperato in altre direzioni».

Non vede qualche rischio in questa crecente precarietà dell'identità individuale.

«Il cambiamento del rapporto fra "io" e corpo non mi pare una modifica angosciosa, una perdita. Oggi abbiamo del corpo una visione molto più razionale. La scienza con la scoperta del dna ci ha spiegato come siamo fabbricati, mettendo in crisi l'idea un po' mitologica che noi avevamo del corpo. Capire quali saranno le conseguenze di questo nuovo rapporto, dal punto di vista fisico e psicologico, è difficile dirlo. Mi pare però che una libera manipolazione esterna del corpo, che è molto ricercata, basti pensare alla chirugia plastica, sia il segnale di un rapporto molto più tranquillo col proprio corpo. Il corpo non è più un dato in qualche modo irrimediabile o solo parzialmente truccabile attraverso il maquillage».

E' modificabile in senso positivo.

«Certo. Sarà sempre minore il numero di persone costrette a tollerare una corpo che giudicano sgradevole e che quindi potranno organizzare la propria esistenza corporea in maniera più libera. Ancora recentemente chi faceva operazioni plastiche tendeva a nasconderlo, oggi la cosa è considerata ovvia».

Giuliano Galletta, “Il Secolo XIX”, 20 maggio 2000